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Il Nuovo Reading di Giuseppe CEDERNA | in collaborazione con FestambienteSud

24 gennaio 2014

Giuseppe CEDERNA

“Quel gran pezzo dell’Italia. Cronache di un paese provvisorio"

di Edmondo Berselli

Adattamento a cura  di Marzia Barbieri Berselli e Andrea Quartarone

con

Giuseppe Cederna, narratore

Chester Harlan, chitarra

Reading con musica dal vivo

Durata: 60 minuti

 

Quel gran pezzo dell’Italia è uno spettacolo tratto dalle opere di Edmondo Berselli. Da “Il più mancino dei tiri” a  “Quel gran pezzo dell’Emilia” all’”Economia giusta”, tutti gli scritti di Edmondo concorrono in vario modo e misura a comporne il testo. L’intento è quello di raccontare l’Italia, dal secondo dopoguerra a oggi o, per dirla alla Berselli, dalla modernizzazione ai post-italiani.

 

“Io sostengo che la memoria è l’unica cosa che conta nella vita. L’unica. Memoria nel senso di vita partecipata e vissuta, sentimento di un passato condiviso. Ma anche sforzo mnemonico, gioco di società, ricostruzione individuale e collettiva di nomi, di avvenimenti, di date. Anche di canzoni. Memoria, anche come massimo criterio organizzativo che sia possibile – e pure consigliabile – applicare in questa valle di lacrime.”

 

Lo spettacolo ha debuttato il 30 dicembre 2013 in occasione del Teatro Civile Festival di Festambiente SUD grazie alla collaborazione con l’attivissimo circolo di Legambiente di Monte Sant’Angelo (FG).

Giuseppe Cederna è attore e interprete raffinato, particolarmente adatto a dare voce al pensiero berselliano, con la leggerezza, l'ironia e la profondità dello sguardo che gli sono dovuti. La sua interpretazione è efficace e generosa, appassionata e divertita, riuscendo nel grande risultato di stabilire empatia con il pubblico, e di creare un vero e proprio happening collettivo della memoria. L’effetto finale è una messa in scena brillante e malinconia allo stesso tempo, capace di parlare alla testa e toccare il cuore.

 

L’idea alla base dello spettacolo si fonda su due principi. Il primo è il rispetto nei confronti dell’autore della sua intelligenza e delle sue parole. Per quanto difficile possa apparire data l’assenza di Edmondo, prematuramente scomparso, la rappresentazione intende presentarsi al pubblico come fortemente berselliana. La grande conoscenza del suo materiale e del suo pensiero hanno guidato gli autori in seconda, Marzia Berselli e Andrea Quartarone, in una selezione cosciente e lucida del materiale, e in una composizione del testo brillante e tagliente, in cui l’ingegno di Edmondo sia immediatamente identificabile.

Il secondo principio fondante è lo scatto di una fotografia dell’Italia degli ultimi sessant’anni. Un dagherrotipo sempre aperto in cui le immagini e le sequenze si fondono in un flusso che permette loro di perdere i contorni definiti, per unirsi in un unicum narrativo di facile e piacevole ascolto per il pubblico. Non è teatro di recitazione, né di protesta, né propriamente di approfondimento: si colloca piuttosto in una zona mediana al centro di queste tre direttrici.

 

Quel gran pezzo dell’Italia è dunque un monologo ad atto unico tratto dalle opere di Edmondo Berselli, il cui protagonista molto assomiglia all’autore. Nato nei primi anni ‘50, ha attraversato tutte le epoche della storia repubblicana e sul palco le ricorda, le racconta, le rielabora. La prima parte del racconto tratta della sua giovinezza, tra l’Emilia e il Trentino in quell’Italia del boom che appare oggi così calda e viva e che si concluderà con il Sessantotto: arriveranno malumori, contestazioni, disordini, e con essi la fine, secondo Berselli, di quel decennio brevissimo che è stato, forse, il più felice del secolo. Nella seconda parte il filo dei ricordi lascia spazio a una durissima constatazione dei fatti: l’Italia di oggi non è più quella di ieri, e si fatica a credere che si tratti dello stesso paese. Il crollo del muro, tangentopoli, la seconda repubblica, i nuovi partiti, Berlusconi e i sinistrati: certo si sorride ancora, in questo presente italiano, ma molto amaramente.

 

Quel gran pezzo dell’Italia è sicuramente uno spettacolo generazionale nell’approccio, nello sguardo interpretativo alla realtà, ma si fa intendere da tutti perché di tutti è la storia degli ultimi 60 anni. Il passato è un passato comune, ed è stato il suo stratificarsi a indurre alcuni di noi a sentirsi, di fatto, dei post-italiani. A loro, diciamo, questo spettacolo è dedicato.

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